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Fioriere in cemento e gelo: resistono all'inverno?

Aggiornato il 06 novembre 20264 capitoli
Perché il gelo mette alla prova il cemento: acqua e porosità

Perché il gelo mette alla prova il cemento: acqua e porosità

La risposta breve è sì: le fioriere in cemento sono tra i contenitori da esterno che meglio sopportano l'inverno, ma a una condizione che vale più della qualità del materiale, cioè che non restino impregnate d'acqua quando la temperatura scende sotto lo zero. Il cemento è poroso e assorbe umidità dalla pioggia e dal terriccio; quando l'acqua trattenuta nei pori gela aumenta di volume e spinge dall'interno, e il ripetersi di gelate notturne e disgeli diurni apre microfessure che con gli anni portano a sfaldamenti superficiali, bordi scheggiati e, nei casi peggiori, a crepe passanti. Per questo una fioriera in cemento vibrato di buon spessore, o in cemento rinforzato con fibre, si comporta meglio di un manufatto leggero e poco compatto: meno pori, meno acqua assorbita, meno danni. Se stai scegliendo un pezzo nuovo in vista dell'inverno, verifica che sia dichiarato per uso esterno e privo di difetti già visibili, perché una crepa sottile in autunno diventa una rottura a febbraio.

Fori di scolo, piedini e strato drenante: la difesa che conta

Se il problema è l'acqua ferma, la prima verifica da fare adesso riguarda il fondo. Controlla che la fioriera abbia almeno un foro di scolo libero e, se il contenitore è grande, più di uno: con il tempo le radici e il terriccio compattato li chiudono, e basta un cacciavite o un bastoncino per riaprirli. Sul fondo, prima del terriccio, uno strato di qualche centimetro di argilla espansa o ghiaia, separato dal substrato con un telo di tessuto non tessuto, evita che la terra scenda a intasare lo scolo e tiene le radici lontane dalla zona più fredda e bagnata. Solleva poi la fioriera in cemento da terra con piedini, cunei o listelli di legno: quei pochi centimetri permettono all'acqua di uscire davvero e impediscono che la base resti a contatto con una pavimentazione ghiacciata o con una pozza. Togli i sottovasi durante i mesi freddi, perché un sottovaso pieno che gela è il modo più sicuro per spaccare sia il vaso sia il colletto della pianta. Fatto questo, hai già eliminato la causa della maggior parte delle rotture invernali.

Impregnanti idrorepellenti e protezioni prima delle gelate

Oltre al drenaggio puoi ridurre l'acqua che il cemento assorbe dall'esterno. Esistono impregnanti idrorepellenti per calcestruzzo e pietra, di solito a base silossanica, che si applicano a pennello sulla superficie pulita e asciutta: non formano una pellicola, lasciano traspirare il materiale e fanno scorrere via la pioggia invece di lasciarla penetrare. Applicali in una giornata mite e secca, con qualche giorno di anticipo sulle prime gelate annunciate, rispettando i tempi di asciugatura indicati dal produttore; evita invece vernici filmogene, che intrappolano l'umidità sotto lo strato e si scrostano al primo gelo. Se la fioriera in cemento è vuota, coprila o rovesciala in modo che non si riempia di pioggia e neve. Se è piantata, riduci le bagnature man mano che il freddo avanza e sospendile quando è prevista una gelata, così che il terriccio arrivi alla notte appena umido e non intriso. Nelle zone con inverni rigidi avvolgere il contenitore con tessuto non tessuto o juta, lasciando libero il fondo, attenua gli sbalzi termici e protegge soprattutto le radici, che in vaso sono molto più esposte di quelle in piena terra.

Cosa piantare in una fioriera che resta fuori tutto l'inverno

Scelto e protetto il contenitore, la fioriera in cemento può restare viva anche nei mesi più freddi se la riempi con specie rustiche. Erica carnea, viole del pensiero, bergenia ed elleboro tollerano bene temperature sotto lo zero e fioriscono proprio tra dicembre e marzo; il cavolo ornamentale aggiunge fogliame colorato che si intensifica con il freddo. Il ciclamino invece regge gelate leggere, intorno ai meno cinque gradi, ma soffre quelle intense, quindi riservalo a posizioni riparate. Per tutte vale la regola del substrato leggero e drenante, con acqua ridotta al minimo: più della temperatura, in vaso è il ristagno che fa marcire colletto e radici. Dove possibile, sposta le fioriere di dimensioni gestibili contro una parete esposta a sud e raggruppale: si proteggono a vicenda dal vento e il muro restituisce un po' di calore durante la notte. Sulla superficie del terriccio uno strato di pacciamatura di corteccia o foglie secche, anche di quindici centimetri, isola le radici dagli sbalzi. Con queste attenzioni il peso del cemento, lento a scaldarsi e a raffreddarsi, diventa un vantaggio: tiene il terriccio a una temperatura più stabile di qualsiasi vaso sottile.

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