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Impianto a goccia per la serra fredda: come dimensionarlo

Aggiornato il 08 novembre 20264 capitoli
Partire dal fabbisogno invernale delle piante, non da quello estivo

Partire dal fabbisogno invernale delle piante, non da quello estivo

Dimensionare un impianto a goccia per la serra fredda significa prima di tutto capire quanta acqua serve davvero alle piante nei mesi in cui la serra lavora, cioè in inverno. Senza riscaldamento la temperatura interna resta di poco superiore a quella esterna, le giornate sono corte e la luce è scarsa: le piante rallentano la crescita e traspirano molto meno, quindi il substrato si asciuga lentamente. Se calcoli i volumi sui consumi estivi finisci per avere un impianto sovradimensionato che, anche con tempi brevi, tiene la terra costantemente bagnata, e in una serra chiusa e umida il ristagno porta marciumi radicali e muffe. Parti quindi da un censimento di ciò che coltivi o ricoveri: ortaggi invernali in piena terra, vasi di agrumi o piante grasse in riposo, semenzai, talee. Per ogni gruppo valuta il tipo di contenitore, il substrato e la distanza tra le piante, perché un vaso di terriccio torboso trattiene l'acqua in modo diverso da un'aiuola di terreno argilloso. Da questa mappa ricavi il numero dei punti goccia necessari e, soprattutto, puoi raggruppare le piante con esigenze simili sulla stessa linea, così da non dare alle succulente la stessa acqua delle insalate.

Scegliere i gocciolatori e calcolare la portata totale dell'impianto

Una volta definiti i punti goccia, scegli il tipo di gocciolatore. Per la serra fredda sono consigliabili i gocciolatori autocompensanti, che mantengono la portata nominale anche quando la pressione varia lungo la linea, e i modelli regolabili per i vasi singoli, utili quando sullo stesso ramo convivono piante diverse. Le portate nominali più diffuse sono di circa 2, 4 e 8 litri l'ora: in inverno orientati sui valori più bassi, perché conviene distribuire poca acqua in modo lento e localizzato piuttosto che bagnare in fretta e lasciare il substrato zuppo. A questo punto il calcolo è semplice: moltiplica il numero di gocciolatori per la loro portata nominale e ottieni la portata totale che l'impianto a goccia richiede in litri l'ora. Confrontala con quella che la tua presa d'acqua riesce a dare, misurandola con un secchio di volume noto e un cronometro. Se la richiesta supera la disponibilità, dividi l'impianto in settori che lavorano uno alla volta, tramite rubinetti manuali o elettrovalvole collegate alla centralina. Ricorda anche che le ali gocciolanti lavorano a bassa pressione: se l'acqua arriva dalla rete, inserisci un riduttore di pressione e un filtro a monte, perché di un gocciolatore intasato ti accorgi solo quando la pianta ha già sofferto.

Tracciato delle linee, sezione dei tubi e disposizione in serra

Con la portata definita puoi disegnare il tracciato. Dal punto di presa parte una condotta principale in polietilene, da cui si staccano le ali gocciolanti che corrono lungo i bancali o le file in piena terra; i raccordi a gomito e a T ti permettono di seguire il perimetro e di girare attorno ai montanti della struttura. Mantieni la condotta principale di diametro maggiore rispetto alle ali, in modo che la pressione resti uniforme fino all'ultimo gocciolatore, e tieni le linee il più corte possibile: in una serra le distanze sono ridotte, ma una linea troppo lunga con molti gocciolatori a fine percorso goccerà meno di quella vicina all'ingresso. Dedica una linea separata ai bancali con i vasi e un'altra alle aiuole in terra, perché i tempi di irrigazione saranno diversi. Sui bancali rialzati puoi usare tubi capillari da 4 millimetri con un gocciolatore per vaso infilato nel terriccio con il suo picchetto; in piena terra sono più pratiche le ali gocciolanti con uscite a passo fisso, scegliendo l'interasse in base alla distanza tra le piante. Fissa tutto con picchetti e lascia le linee in superficie o appena coperte da pacciamatura, così d'inverno controlli a vista che ogni punto goccia funzioni e intervieni subito se qualcosa si ostruisce.

Gelo, orari e controllo: far lavorare l'impianto d'inverno senza rischi

Dimensionare bene non basta se poi il gelo blocca tutto. In una serra fredda le temperature notturne possono scendere sotto zero e l'acqua ferma nei tubi si espande e rompe raccordi e gocciolatori. Posiziona la condotta principale e il tratto esterno fino al rubinetto nel punto più protetto, isolali con guaine e, se puoi, alimenta l'impianto a goccia da un serbatoio tenuto all'interno della serra: l'acqua resta a temperatura ambiente, non stressa le radici come quella gelida della rete e il serbatoio stesso, di giorno, accumula un po' di calore che rilascia nelle ore notturne. Programma le irrigazioni nelle ore centrali della giornata, quando la temperatura in serra è più alta e il substrato ha il tempo di asciugarsi in superficie prima di sera, e riduci la frequenza rispetto all'estate: nei mesi più freddi bastano pochi interventi alla settimana, da regolare toccando la terra a qualche centimetro di profondità. Il sensore di pioggia, utile all'aperto, in serra non ha senso; valuta invece un sensore di umidità del substrato collegato alla centralina, che evita di irrigare quando il terreno è ancora bagnato. Nelle giornate di gelo intenso sospendi il programma e, se la serra resta inutilizzata per un periodo, svuota le linee prima che la temperatura scenda.

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