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Laghetto da giardino in inverno: pesci e piante acquatiche

Aggiornato il 09 ottobre 20264 capitoli
Cosa fare nel laghetto prima che arrivi il gelo

Cosa fare nel laghetto prima che arrivi il gelo

Il laghetto da giardino in inverno non va svuotato né abbandonato: cambia soltanto ritmo. Quando la temperatura dell'acqua scende, i batteri del filtro rallentano l'attività, le piante fermano la crescita e i pesci consumano molto meno ossigeno e molto meno cibo. Il lavoro vero si concentra quindi nel tardo autunno, prima che il freddo blocchi tutto. Raccogli le foglie cadute dalla superficie finché galleggiano, aspira o preleva la melma depositata sul fondo e controlla che non restino resti vegetali in decomposizione negli angoli e dietro le pietre di bordo. Il materiale organico sommerso continua a fermentare anche sotto una lastra di ghiaccio: consuma ossigeno e libera gas che, senza scambio con l'aria, peggiorano rapidamente la qualità dell'acqua. Se hai alberi a foglia caduca vicino al bacino, tendere una rete a maglia fine sopra lo specchio d'acqua per le poche settimane della caduta ti risparmia buona parte della pulizia. Un bacino pulito a fine autunno è un bacino che a marzo riparte senza acqua torbida e senza una fioritura di alghe.

Piante acquatiche: potatura, ninfee e specie da ricoverare

Le piante seguono la stessa logica della pulizia: meglio intervenire prima che il gelo faccia marcire tutto in acqua. Nel tardo autunno elimina le foglie morte e accorcia la vegetazione di qualche centimetro, così le parti ormai prive di vita non finiscono sul fondo a inquinare. La potatura favorisce anche la ricrescita della stagione successiva e sottrae nutrienti che altrimenti alimenterebbero le alghe; come riferimento generale, evita che le piante coprano più della metà della superficie. Le ninfee rustiche svernano nel laghetto, purché il cesto resti nella zona più profonda, dove l'acqua non arriva a ghiacciare: se la vasca è bassa, sposta il contenitore verso il punto di massima profondità. Le palustri di sponda come iris d'acqua, tife e giunchi vanno lasciate con qualche stelo che sporge dall'acqua, perché i fusti cavi aiutano lo scambio dei gas quando la superficie si chiude. Discorso diverso per le galleggianti di origine tropicale, giacinto d'acqua e lattuga d'acqua in testa: in gran parte d'Italia non superano l'inverno all'aperto, quindi mettine qualche esemplare al riparo in un contenitore con acqua non gelata, oppure mettili in conto come piante da rinnovare in primavera.

Pesci in inverno: alimentazione, profondità e riposo

Pesci rossi, koi e ciprinidi ornamentali non hanno bisogno di essere portati in casa, se il bacino ha la profondità giusta. Con l'acqua fredda il loro metabolismo rallenta molto: scendono verso il fondo, si muovono poco e digeriscono con grande lentezza. Per questo, man mano che la temperatura cala, riduci le razioni e passa a un alimento più digeribile; sotto i 10 °C circa sospendi del tutto la somministrazione, perché il cibo non digerito resta nell'intestino e diventa un problema sanitario, oltre a sporcare l'acqua. La profondità conta più di ogni accorgimento: serve una zona in cui l'acqua resti liquida anche con la superficie ghiacciata, e nei climi del Nord Italia un punto di almeno 80-100 centimetri è il minimo ragionevole, di più se tieni koi di taglia. Verifica lo stato dei pesci in autunno, quando ancora si nutrono, perché un esemplare già debilitato difficilmente supera i mesi freddi: in caso di dubbi su macchie, ferite o nuoto irregolare, rivolgiti al negozio specializzato o a un veterinario esperto di pesci prima dell'arrivo del gelo. Evita invece di introdurre nuovi ospiti a stagione avanzata e di disturbarli quando sono in riposo: niente retini, niente spostamenti di pietre, nessun intervento nella zona profonda.

Ghiaccio, pompa e filtro: la gestione dei mesi freddi

Quando la superficie gela, la prima regola è non rompere la lastra a colpi di piccone o di martello: l'onda di pressione che si propaga nell'acqua è dannosa per i pesci in riposo sul fondo. Se devi aprire un varco per lo scambio dei gas, appoggia una pentola d'acqua calda sul ghiaccio finché scioglie un foro, oppure previeni il problema lasciando galleggiare un oggetto in plastica o una palla antighiaccio che mantiene un'apertura. Un piccolo aeratore con la pietra porosa posizionata a mezza altezza, e non sul fondo, aiuta l'ossigenazione senza raffreddare lo strato profondo, che è la parte più tiepida del bacino. Sul lato impianti, cascate e giochi d'acqua vanno fermati nei laghetti poco profondi, perché il movimento continuo raffredda in modo uniforme tutto il volume e toglie ai pesci il rifugio sul fondo. Pompa, filtro e lampada UV che non siano dichiarati resistenti al gelo vanno smontati, puliti, svuotati dell'acqua residua e conservati asciutti al riparo, tubi compresi: l'acqua che ghiaccia all'interno spacca giranti, corpi filtranti e tubi di quarzo. Tieni presente che un filtro riavviato dopo la sosta invernale ha bisogno di qualche settimana per ritrovare la piena efficienza biologica, quindi in primavera riaccendilo presto e riprendi gradualmente l'alimentazione dei pesci solo quando l'acqua si è stabilmente riscaldata.

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